Il loto (kaki)

KakiIl diospiro, detto anche diospero, loto del Giappone, kaki, e italianizzato in caco o cachi, è una pianta da frutto di origine giapponese. Botanicamente il genere Diospyros appartiene alla famiglia delle Ebenacee, che comprende circa 300 specie tutte di origine asiatica subtropicale. Per la frutticoltura rivestono importanza solo cinque di queste:

- D. kaki, coltivato per la produzione di frutti per il consumo fresco;

- D. lotus e D. virginiana usati come portainnesti e nell’industria di trasformazione;

- D. oleifera e D. glaucifolia che sono usati per l’estrazione di tannino.

Gli alberi di D. kaki sono monocauli, a foglia caduca, piuttosto sviluppati, con corteccia grigio-scura e rugosa, chioma folta. Le foglie sono grandi, ovali allargate, glabre e lucenti. I frutti sono costituiti da grosse bacche tendenzialmente sferoidali, talora appiattite e appuntite di colore giallo-aranciato normalmente eduli solo dopo che hanno raggiunto la sovramaturazione e sono ammezzati (con polpa molle e bruna).

Il kaki è un frutto energetico: apporta circa 65 chilocalorie per 100 grammi. È composto da circa il 18% di zuccheri, il 78,20% di acqua; lo 0,80% di proteine; lo 0,40% di grassi oltre ad una ragionevole quantità di vitamina C. È inoltre ricco di beta-carotene e di potassio. Ha proprietà lassative e diuretiche ed è sconsigliato a chi soffre di diabete o ha problemi di obesità. Se gustato ancora in stato acerbo, può provocare la classica sensazione da “bocca legata”. È una sensazione gustativa (tattile) di asprezza e ruvidità che si avverte principalmente sul dorso della lingua.

 

Storia del kaki

Il kaki è originario della zona meridionale della Cina. Detto Mela d’Oriente fu definito anche Albero delle sette virtù: lunga vita (possono vivere anche mezzo secolo); grande ombra; assenza di nidi fra i suoi rami; inattaccabilità da parte dei tarli; possibilità di giocare con le sue foglie indurite dal ghiaccio; la settima virtù è data dal bel fuoco che fornisce e dalla ricchezza in sostanze concimanti il terreno. Dalla Cina si è esteso nei paesi limitrofi e ha trovato larga diffusione nel vicino Giappone.

Le prime notizie di questa specie risalgono ai Greci. Il nome Kaki compare in Giappone alla fine dello scorso millennio. Intorno alla metà del 1800 viene diffuso in America e Europa. I primi impianti specializzati in Italia sono sorti nel Salernitano a partire dal 1916, estendendosi poi in particolare in Emilia. In Italia la produzione si è stabilizzata intorno ai 650.000 quintali, la coltura è sporadicamente diffusa su tutto il territorio nazionale, ma riveste una certa importanza economica solo in Emilia e Campania. Questo particolare frutto ha un’importanza particolare anche in Sicilia dove è famosissimo e più diffuso il kaki di Misilmeri, esportato e conosciuto in tutto il mondo.